FOCUS ON: Il Cervelletto

Il cervelletto, come si direbbe se fossimo ad una lezione di anatomia, è un organo “impari mediano, contenuto nella fossa cranica posteriore e separato dal resto dei lobi cerebrali da un ripiegamento della dura madre- chiamato tentorio del cervelletto – che forma il tetto della fossa cranica posteriore”. Detta in parole più semplici, il cervelletto è un organo contenuto nella parte posteriore del cranio, in posizione centrale, ed è separato dal resto del cervello da una pellicola, che è detta “tentorio del cervelletto”. La sua superficie è riconoscibile perché è percorsa da pieghe e avvallamenti più o meno profondi (chiamate “folia”) ad andamento per la maggior parte trasversale; questi avvallamenti delimitano i lobi e i lobuli cerebellari.

Qual è la sua funzione?

Il Cervelletto è il grande controllore: riceve informazioni da tutte le grandi strutture deputate al movimento, le elabora e le rispedisce al mittente. Esso infatti è funzionalmente suddivisibile in tre parti principali, che filogeneticamente (cioè in rapporto al periodo evolutivo in cui si sono formate) vengono chiamate “archi-cerebello” “paleo-cerebello” e “neo-cerebello”. Queste tre porzioni si sono andate via via aggiungendo dal centro alla periferia, quindi possiamo dire che la porzione funzionalmente più antica del cervelletto è quella centrale e via via si sono aggiunte le porzioni più laterali.

Ma come funziona il traffico dei dati che passano attraverso il cervelletto? E soprattutto, da dove vengono e dove sono dirette tutte queste informazioni?

Per rispondere a queste domande dobbiamo dare a queste tre porzioni del nostro cervelletto, altri nomi, che ci aiuteranno a comprendere che funzione ha ogni singola porzione e quindi in toto il cervelletto intero. \lsdl

L’archi-cerebello possiamo chiamarlo anche “vestibolo-cerebello”, perché è quella porzione che riceve informazioni direttamente dall’organo vestibolare (contenuto nell’orecchio interno): il vestibolo-cerebello riceve quindi informazioni riguardanti il senso di equilibrio, le rielabora e le invia al nostro midollo spinale. Quando stiamo camminando, non ce ne accorgiamo, ma il nostro senso dell’equilibrio è messo alla prova: carichiamo alternativamente una gamba dopo l’altra e questo ci è permesso proprio grazie alla sinergia tra le informazioni che il vestibolo invia al cervelletto e che il cervelletto invia, rielaborate, al midollo spinale, che come effettore finale dice ai nostri muscoli quando contrarsi e quando rilassarsi, per permetterci di camminare fluidamente e di non cadere mentre alziamo il piede per iniziare il passo successivo. Ma non è tutto! Infatti questa porzione del cervelletto controlla anche i movimenti degli occhi e li coordina con quelli del capo.

Il paleo-cerebello è identificabile anche come “spino-cerebello” e dal nome possiamo intuire che il maggior interlocutore di questa parte del cervelletto è il midollo spinale: lo spino-cerebello riceve informazioni dal midollo spinale e le invia a sistemi superiori e funziona come comparatore dei movimenti pianificati su quelli effettivamente realizzati. Quindi segnala gli eventuali errori.

Il neo-cerebello, che vuol dire letteralmente “nuovo cervelletto”, perché appunto è la porzione di più recente acquisizione durante l’evoluzione, è collegato maggiormente con gli emisferi cerebrali, e quindi viene chiamato “cerebro-cerebello”. Questa è la porzione più ampia e nuova del cervelletto e funziona come un “correttore in itinere”: infatti grazie alle sue numerose connessioni con gli emisferi e i centri motori superiori, è in grado di coordinare le attività motorie volontarie in modo istantaneo, variando rapidamente sia la direzione del movimento, sia la forza utilizzata per effettuarlo. Rende il nostro movimento fluido, regolandone l’ampiezza, valutandone l’efficacia ed eventualmente la traiettoria e la forza di contrazione necessaria per completare il movimento.

Cerchiamo di spiegare meglio tutto questo con un esempio: abbiamo riempito una borraccia di latta d’acqua, e l’abbiamo lasciata sulla credenza della cucina per portarla con noi al lavoro. Qualcuno però, vedendola, ha pensato fosse da svuotare, quindi l’ha presa, l’ha svuotata, asciugata e riposta nello stesso punto in cui l’avevamo lasciata, senza che noi potessimo saperlo. Quando stiamo per uscire di casa e compiamo l’atto di prendere la borraccia, noi sappiamo che l’abbiamo riempita e ci immaginiamo quindi che abbia un certo peso: il nostro cervello calibra un movimento e una forza da imprimere per sollevare la borraccia, che in realtà è superiore a quella necessaria, perché la borraccia è vuota. Appena inizia il movimento che utilizziamo per alzare la borraccia, ecco che interviene il cervelletto, che dice ai centri superiori: “guarda che è vuota!”. E subito la forza muscolare che stiamo utilizzando per sollevare la borraccia viene meno, per adeguarsi al reale peso dell’oggetto che stiamo sollevando. Tutto grazie al Cerebro-cerebello!

Ma non è tutto qui, infatti, questa capacità che ha il cervelletto di modificare in modo plastico e istantaneo il movimento, si applica anche ai processi cognitivi, specialmente quelli che riguardano sequenza motorie. E la cosa interessante è che il detto “sbagliando si impara” ha un fondamento scientifico: infatti il cervelletto riesce a rendere le sequenze motorie sempre più precise, proprio grazie agli errori che commettiamo ogni volta che le eseguiamo, soprattutto le prime volte, propruio quando siamo inesperti e impacciati e sbagliamo più facilmente. Questo principio si applica ad azioni che richiedono un elevato livello di coordinazione come ad esempio…suonare il pianoforte! Infatti questi tipi di movimenti sono indipendenti dall’intervento cosciente della corteccia cerebrale, una volta acquisiti.

Quali sono i problemi che si riscontrano quando il cervelletto è danneggiato?

I principali problemi che si riscontrano quando il cervelletto è danneggiato sono l’Ipotonia cerebellare; L’asinergia cerebellare; la dismetria cerebellare; l’adiadococinesia; la discronometria e il tremore intenzionale.

Sono tutte parole difficili, ma andiamo a spiegarle una alla volta:

Ipotonia cerebellare: ricordiamo quando abbiamo parlato dell’azione del cervelletto sul midollo spinale? Se il cervelletto è danneggiato non riusciamo a mantenere tonici i muscoli che ci servono per sorreggere la colonna vertebrale, e in generale tutti i muscoli che si oppongono alla forza di gravità. n

Asinergia cerebellare: Il movimento, quando il cervelletto non funziona come dovrebbe, risulta disarmonico sia nel tempo che nello spazio e composto di piccoli movimenti che non sono collegati tra di loro;

Dismetria: quando abbiamo un problema a livello cerebellare siamo incapaci di regolare il movimento in modo tale che risulti idoneo al traguardo da raggiungere. Ad esempio, una prova che i medici spesso utilizzano per valutare questa capacità, è far toccare ai pazienti con il dito la punta del naso: i pazienti affetti da danno al cervelletto superano l’obiettivo (il naso) oppure si fermano prima di raggiungerlo.

Adiadococinesia: rappresenta l’incapacità di effettuare movimenti ritmici e rapidi in direzione opposta, come ad esempio la flessione e l’estensione dell’avambraccio sul braccio.

Discronometria: con questa parola si intende sia l’incapacità di iniziare un movimento nel tempo previsto sia l’altrettanto incapacità di interromperlo nel momento adeguato (quindi inizieremo l’applauso in ritardo rispetto alla folla e lo protrarremo più a lungo).

Tremore intenzionale: è il tremore che accompagna la fine di un movimento, perché manca la connessione con la corteccia che dà fluidità al gesto motorio.

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