Stimolare per crescere

Una nascita inaspettata o che non rispecchia il sogno di ogni coppia genitoriale e il successivo ricovero in Terapia Intensiva Neonatale del nuovo arrivato, possono avere come conseguenza un’interazione del neonato con stimoli sensoriali a volte poco adeguati sia nella quantità che nella qualità ( allarmi, voci, pianti, spostamenti, pratiche mediche a volte invasive, esposizione intensa a luce artificiale, ….. ).

Queste esperienze sensoriali, indipendentemente dall’adeguatezza, interagiscono con quello che dovrebbe essere lo sviluppo psicomotorio tipico del neonato, influenzando la crescita di un cervello non ancora ben formato, non ancora maturato.

Se il neonato nasce molto prima del termine può sviluppare lesioni cerebrali di diversa importanza ma per fortuna nella maggioranza dei casi ciò avviene sempre più raramente.

Rimane fondamentale per lo sviluppo, in ogni cervello, con e senza lesioni, lo sviluppo della “connettività”, ovvero tutte quelle connessioni tra neuroni che permettono al cervello di funzionare. È chiaro che le connessioni si formano, si sviluppano strada facendo e sono quindi, in parte, influenzabili a seconda delle diverse esperienze e dei momenti nei quali tali esperienze si presentano.

L’ambiente dell’unità di terapia intensiva neonatale potrebbe influenzare quindi gli esiti a lungo termine interferendo con lo sviluppo della connettività cerebrale in un periodo molto sensibile della vita del piccolo neonato.

Diversi studi scientifici riportano come sia auspicabile una valida esposizione sensoriale tramite l’utilizzo di metodologie diverse di stimolazione (musicoterapia, kangaroo care, stimolazione oro-bucco-facciale, massaggio infantile, stimolazione visiva) per favorire l’integrazione trans modale degli input sensoriali al fine di raggiungere, potenzialmente, un outcome a lungo termine che sia il più possibile facilitante lo sviluppo delle funzioni cognitive (come la memoria e le funzioni esecutive).

In questo senso, la stimolazione sensoriale integrata potrebbe essere a sostegno della plasticità cerebrale (capacità dell’encefalo di adattarsi alle stimolazioni esterne e ambientali, modificando la propria struttura e le sue conseguenti funzioni ), favorendo nel neonato ospedalizzato uno sviluppo cognitivo che sia il più possibile simile a quanto avviene nel nato a termine.

Il neonato a termine riceve dall’ambiente una stimolazione sincronica che coinvolge tutte le aree sensoriali e con lo sviluppo imparerà a integrare le diverse informazioni provenienti da differenti sistemi sensoriali attraverso la percezione dell’ambiente circostante.

Già in utero e per tutto il periodo gestazionale il feto è soggetto ad un’esposizione sensoriale multimodale; i neonati ricoverati in TIN, invece, rischiano di ricevere un’esposizione sensoriale poco adeguata al loro sviluppo cerebrale. Incentivare una corretta stimolazione sensoriale va a potenziare il bagaglio esperienziale e promuovere outcome ottimali per il neonato e per tutta la sua famiglia.

Con il sostegno della letteratura che evidenzia come la ricerca sia in continuo sviluppo in questo settore, il nostro intento è partire da questi presupposti per gettare le basi per un progressivo rinnovamento della TIN verso un’ottica di maggior conoscenza, informazione e  riguardo nei confronti dello sviluppo psicomotorio del neonato ospedalizzato non solo nel breve ma anche nel lungo termine.

Questo percorso ha già avuto un suo inizio con l’inserimento di alcune stimolazioni che ormai fanno parte della routine quotidiana della nostra TIN ma non solo; ne è un esempio la Kangaroo Care che sfrutta il contatto Skin-to-Skin a beneficio del neonato ma anche della mamma o del papà gettando le basi per il bonding, un legame relazionale profondo, specifico e permanente che lega un genitore al proprio bambino. Nei casi in cui il neonato non possa godere di tale contatto perché ancora non abbastanza stabile da poter tollerale uno spostamento dall’incubatrice al torace del genitore, è possibile sfruttare le proprie mani per contenere dolcemente il proprio bambino tramite l’handling.

Un altro tipo di stimolazione introdotta negli ultimi anni tra i piccoli ospiti della nostra TIN e che ha già reso evidenti i suoi risultati, è il metodo Piomi, una serie di stimolazioni sensori-motorie orali e periorali effettuate dalla professionista logopedista in collaborazione col genitore, che mirano ad ottimizzare l’alimentazione del neonato in modo che riesca ad alimentarsi per bocca nel minor tempo e nel miglior modo possibile.

Non dimentichiamo inoltre che il coinvolgimento dei genitori nelle modalità di somministrazione delle stimolazioni sensoriali può portare ad un minor livello di stress genitoriale e ad un aumento della positività ambientale conseguente; crediamo che la costruzione il più possibile positiva di una relazione nascente possa essere da supporto per un miglior sviluppo del neonato e in seguito del bambino.

Tra le tecniche utilizzate dagli operatori e dal personale per rendere più tollerabili le quotidiane procedure mediche, un particolare cenno va all’utilizzo della saturazione sensoriale al fine di ottenere un aumento della soglia di tolleranza al dolore percepito: questa tecnica si basa sul principio che, fornendo ai bambini un’ adeguata stimolazione positiva ( ad esempio attraverso la suzione, il contatto col genitore, il wrapping, la stimolazione uditiva da parte del genitore ) i neonati tendano a non percepire lo stimolo negativo di input, ad esempio dovuto al dolore per la puntura per il primo prelievo dal tallone. Tutte queste metodologie sono facilmente entusiasmanti ma nei nostri principi etici ed operativi deve rimanere il rigore del metodo specie per dimostrare effetti positivi di ogni progettualità di ricerca prima di utilizzarla diffusamente nella pratica clinica.

Considerando quindi che ad un miglior controllo nella somministrazione di stimolazioni adeguate e atte ad ottimizzare lo sviluppo dei nostri pazienti consegue automaticamente una minor somministrazione di stimolazioni inadeguate che potrebbero ostacolare un già difficile sviluppo cerebrale, proseguire verso un’ottica di integrazione sensoriale potrebbe permettere al neonato di vivere in un ambiente più rispondente alle sue esigenze e ai suoi bisogni, che gli possa essere di aiuto e supporto in questo percorso in salita che è la vita, e specie all’interno di una terapia intensiva.  

Dott.ssa Alessia Frulli

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